Ci mancava solo il caso Ungheria per affossare l'euro e le Borse

La Borsa di Tokyo chiude gli scambi in picchiata a -3,84 per cento, dopo aver toccato perdite di oltre il 4 per cento. L'indice Nikkei si porta a 9.520,80 punti, 380,39 in meno della chiusura di venerdì. Pesano i deboli dati sul lavoro Usa, ma soprattutto i timori di nuovi problemi sul debito in Europa, legati all'Ungheria. L'euro è sceso a 1,1888 sul dollaro, al livello più basso dal 10 marzo del 2006.
16 AGO 20
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La Borsa di Tokyo chiude gli scambi in picchiata a -3,84 per cento, dopo aver toccato perdite di oltre il 4 per cento. L'indice Nikkei si porta a 9.520,80 punti, 380,39 in meno della chiusura di venerdì. Pesano i deboli dati sul lavoro Usa, ma soprattutto i timori di nuovi problemi sul debito in Europa, legati all'Ungheria. L'euro è sceso a 1,1888 sul dollaro, al livello più basso dal 10 marzo del 2006, oltre ad essere precipitato contro lo yen, a quota 108,35, ai minimi da oltre otto anni a questa parte. Il Nikkei ha scontato i deludenti dati sull'occupazione americana, che riaccendono i timori sulla tenuta e sulla sostenibilità della ripresa economica, e le nuove scosse causate dalle difficoltà del debito in Europa. Durante la mattinata l'euro è precipitato sotto quota 1,19 dollari a 1,1888 sul biglietto verde, per la prima volta dal marzo 2006, per poi risalire a 1,1918. La moneta unica si è ulteriormente indebolita anche nei confronti dello yen, che ha toccato brevemente quota 108,35, ai minimi da oltre otto anni.
Oggi è previsto il via libera dei ministri dell’Eurozona al piano di aiuto all’euro da 750 miliardi: l’ente previsto dal progetto emetterà obbligazioni tripla A sulla base delle garanzie degli stati in difficoltà. L’indiscrezione, che non ha trovato ancora conferme ufficiali, non ha comunque calmato i mercati. Venerdì lo spread tra Btp decennali italiani e tedeschi ha toccato i 170 punti base, in aumento di circa 10 punti e ai massimi da gennaio 2009. Stessa sorte per Francia e Spagna. Contemporaneamente sono schizzati i Credit default swap, le assicurazioni sul debito: il Cds dell’Italia a cinque anni ha raggiunto i 290 punti, quello della Francia i 104, quello della Spagna i 320.

Tutto ciò genera un controllato nervosismo al Tesoro: Giulio Tremonti, volato in Corea del Sud assieme al governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, per il G20 finanziario, si è tenuto in contatto con Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, che ha il terminale sul campo in Maria Cannata, direttrice del debito pubblico. Secondo i tecnici sentiti dal Foglio, i mercati si sono irrigiditi per l’eccesso di titoli nell’ultima parte di maggio: ma, riferisce una fonte, il Tesoro avrebbe corso un po’ piazzando in cinque mesi metà del debito da coprire, 125 miliardi su 250. La Francia è andata oltre, con 106 su 198.

La prossima asta italiana è il 15 giugno: ovviamente nel governo si augurano che la speculazione si allenti; e certo non va in questa direzione la lettura data in alcuni ambienti del Wall Street Journal di giovedì 3. Titolo: “L’Italia potrebbe essere il prossimo obiettivo nella zona euro”; ma l’articolo è tutta una smentita dell’assunto, registrando che la crescita del debito “è stata inferiore agli altri paesi”, che “l’Italia ha fronteggiato la crisi bene”, e soprattutto che “l’avanzo primario al netto degli interessi è bilanciato”, e l’aiuto pubblico alle banche “è stato minimo”. Pochi giorni fa il Financial Times aveva invece riferito che la Cina starebbe disinvestendo dall’euro, in particolare vendendo titoli greci, italiani, spagnoli e portoghesi. La smentita del governo cinese (la terza in un mese) ha solo temporaneamente sortito gli effetti sperati: venerdì scorso l’euro è tornato a scendere a 1,19 sul dollaro, ai minimi da marzo 2006. Complice l’incrocio tra occupazione Usa inferiore alle attese e crescita del pil dell’Eurozona dello 0,2 per cento nel primo trimestre, con l’Italia a più 0,5. Un risultato lusinghiero per noi, dicono nel governo, ma non brillante per l’Europa.

A complicare la situazione, e a mandare in picchiata le Borse
, ci si sono messi anche funzionari e ministri del nuovo governo di centrodestra ungherese. Il portavoce del premier Victor Orban e il vicepresidente del partito di maggioranza Lajos Kosa hanno evocato un “rischio greco ereditato dal monocolore socialista che nel 2008 aveva chiesto il soccorso del Fondo monetario”. Dichiarazioni parzialmente corrette; ma sufficienti a contribuire a colare a picco le Borse. Ne hanno anche risentito i titoli austriaci, paese più esposto verso l’Ungheria (che non è nell’Eurozona).
Ciò che però continua a far discutere dietro le quinte è la linea di acquisti di titoli e bond attuata dalla Bce per affiancare il piano dei governi. I rumors dell’Eurotower dicono che la Banca centrale europea stia sostenendo titoli greci, portoghesi e irlandesi. Ma non italiani e spagnoli. “In fondo”, minimizza una fonte governativa, “per i Btp è un certificato di buona salute”. Anzi, aggiunge qualcuno, i nostri titoli possono affrontare una sorta di stress test simile a quello attuato mesi addietro sulle banche: alla fine, dicono, ne usciranno rafforzati.

Ironia della sorte a coordinare operativamente gli acquisti dell’Istituto centrale con sede a Francoforte è un italiano, Francesco Papadia, ex funzionario di Bankitalia. Ma è abbastanza noto che la sua struttura è sotto l’influenza di Jürgen Stark, uno dei sei membri del comitato esecutivo, considerato il capo-economista ma anche l’ispiratore della politica monetaria. E Stark è l’ex numero due della Bundesbank.